UN MESE DAL DECOLLO

Non è ancora tempo di bilanci, ci preme comunque mettere un piccolo punto per capire dove siamo arrivati e dove stiamo andando.
Lo dobbiamo a tutti quelli che ci stanno supportando, che ci credono, che stanno vedendo maturare i frutti di un progetto che ha compiuto un anno lo scorso 2 aprile e mostra di voler crescere sempre di più. Non è sempre tutto facile quando si inizia una battaglia, e questa lo è. Rappresenta la nostra resilienza all’indifferenza di gran parte della società rispetto ad urgenze concrete, come quella di provare a dare un futuro alle persone con disturbi dello spettro autistico.
Conoscere più da vicino l’autismo significa in primis attivare una serie di realtà istituzionali affinché non lascino scoperte alcune zone occupate solo da chi è interessato da vicino dalla questione. Tra i più virtuosi c’è sicuramente il Comune di Milano che, nell’ambito delle Politiche Sociali, ha avviato da qualche anno l’Unità Specialistica Persone con Disabilità formata da assistenti sociali e psicologhe. In questo contesto ci siamo mossi anche noi, certi di trovare l’aiuto necessario per rendere più visibili e impattanti gli sforzi fatti in direzione di un’autonomia delle persone autistiche.

Abbiamo lavorato ogni giorno per pianificare le attività parallele al progetto – dai corsi formativi alle visite multisensoriali – e ottenere il massimo da una residenza temporanea qual è Gallerie d’Italia. E’ un po’ come essere sempre in viaggio con l’Erasmus, dobbiamo studiare e arrivare a dei risultati da portare a casa. Ma a Milano i fatti stanno superando le aspettative. Se da un lato la magniloquenza delle Gallerie d’Italia è servita a dare lustro e rebound al progetto internazionale, dall’altra abbiamo avuto accanto persone speciali che non si sono limitate a mettere cornici alla sostanza delle cose. Dallo staff di Gallerie alle colleghe Tina Lomascolo e Marilena Zacchini, ciascuno si è preso un tassello di questo puzzle e lo ha sviluppato, lo ha curato, gli ha dedicato tempo e firma, come a voler dire che la condivisione non è un bel refrain ma la modalità perfetta con cui portare avanti il dibattitto e allargare le responsabilità. Ciascuno di noi ne ha diverse in seno alla società: c’è chi ha quella di portare avanti il progetto, chi di seguirlo, chi di raccontarlo, e via dicendo.
Non si è mai trattato di fare una mostra, portare il pubblico a vederla e far calare il sipario. Qui l’obiettivo è l’esperienza, è imparare insegnando. E’ accaduto anche gli scorsi 19 e 20 aprile, giornate di visite multisensoriali alla mostra e ad una parte della collezione del Novecento esibita nelle Gallerie di Piazza Scala. Insieme ad un gruppo nutrito di ragazzi a basso e medio-alto funzionamento, siamo andati alla scoperta delle emozioni che popolano i dipinti dei 24 artisti. Ci siamo serviti di piume, di acetati colorati, di girotondi, poesie, per raccontarci cosa emerge dalle varie illustrazioni.

Ancora una volta il risultato è stato sorprendente. I pensieri profondi di alcuni dei partecipanti hanno letteralmente colpito gli intervenuti, una felice scoperta che avviene, come più volte ricordato, all’interno di un Museo, luogo di stimoli visivi che aiuta la creatività e la socializzazione. Per citare Temple Grandin, “si tratta di pensieri fatti di immagini” dove anche il segno più elementare traduce concetti e mondi interiori tutt’altro che banali.
Le attività che abbiamo proposto a latere della mostra sono funzionali proprio a questo scopo, sono esperienze, anche tattili, che favoriscono l’interazione e, nella eterogeneità dello spettro autistico, l’esternazione delle proprie emozioni. In questo modo anche la persona a basso funzionamento finisce con il contribuire a nuove costruzioni di senso. Il laboratorio di osservazione della Donna con cappello di Enrico Baj ne è una riprova. Con un pezzo del puzzle in mano – l’opera è stata riprodotta e divisa in parti – i ragazzi con più difficoltà hanno dato vita ad una composizione originale elogiata da tutti. Anche dai partecipanti del corso di formazione per educatori museali e specializzati sull’autismo venuti a toccare con mano cosa significhi andare oltre i tanti cliché sulla patologia.


Tirate le somme parziali possiamo dire che questo mese di Aprile che ci stiamo lasciando alle spalle ha portato numerose soddisfazioni: la mostra ha esordito nel plauso di tutti, avventori casuali compresi; il corso è stato preso d’assalto; i laboratori hanno successo con tutti i tipi di pubblico autistico; abbiamo nuovi amici, un nuovo sito e un social network monitorato da tante persone.
E adesso ci aspetta maggio. Il viaggio continua.

aprile 30, 2018

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