LE FORME DELLA FELICITA’

Forme di sostegno e forme d’arte. E’ sempre il modo a fare la differenza, così accade nell’ambito dello spettro autistico, dove bisogna imparare a sintonizzarsi su frequenze ogni volta diverse, far vibrare l’ascolto a seconda di dove siamo e di chi ci troviamo davanti. In queste dinamiche il museo è un pungolo importante, è il mediatore ideale per stimolare nuove connessioni, sia con il variopinto ventaglio di espressioni artistiche sia con gli altri, educatori e compagni di viaggio.

Immobili e pure fortemente persuasive, spiazzanti, abbaglianti, le opere sono la via ideale da percorrere per stimolare il potenziale cognitivo e aiutare le persone autistiche a trovare un modo per commentare e condividere. Avere l’opportunità di osservare “e partecipare al processo del dare e ricevere, quello di cui è fatta la comunicazione”, cercare di trasformare l’emozione in un gesto, in una parola, questo è il senso di stare in un museo. Abbiamo visto i nostri ragazzi sperimentare la meraviglia, interrogarsi, agire, imparare una sorta di alpinismo verbale, gestuale, li abbiamo visti relazionarsi, sorridere, imbarazzarsi, incontrarsi in quella trama di varia umanità che sono i corridoi e le sale di una galleria come gli Uffizi.

Presenze discrete, agli educatori museali o specializzati in autismo non rimane – si fa per dire – che offrire gli strumenti necessari affinché ciascuno possa riformulare tale universo secondo propria sensibilità. Non scordiamo che l’arte, come il linguaggio, concede possibili infiniti utilizzi. Quanti e quali pensieri, quante e quali emozioni scenderanno in campo dipenderà unicamente dall’intensità di questa esperienza che sapremo assicurare loro all’interno del museo quale luogo di scambio e formativo, oltre che di intrattenimento.

Esperienza è il termine chiave: accarezzare un Amorino dormiente, sedersi davanti alla Venere botticelliana per ricomporre il dipinto come in un puzzle, definire il Bacco mentre baccheggia, l’arte tira fuori un’agostiniana vocazione per la felicità, per l’amore verso quello che si sta facendo. A toccare con mano l’esito positivo di una giornata dove l’Arno è giallo e il cielo è rosso, dove un tavolo non oppone, ma dispone offrendo posto all’armonia, sono proprio i partecipanti al corso Musei Arte Autismi. Scoprire nuove emozioni con cui fare i conti rende l’espressione “è difficile” in “davvero tanto bello, lo rifacciamo?”. Bello è anche avere la riprova che più importante del correggere un deficit è realizzare che abbiamo bisogno dell’arte per tirare fuori l’inatteso, le capacità mai sapute, le emozioni mai provate. Vale per tutti noi.

 

 

 

 

 

 

 

novembre 22, 2018

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